
Vorrei raccontare di tre storie che s’intrecciano.
La prima riguarda tutto il popolo italiano, la seconda è la mia e la terza è di una femmina che per riguardo galante prenderà il mio posto e come un accompagnatore simbolico vorrei un pluri-laureato che insegno via etere i rudimenti dell’abc: il suo nome è nel titolo.
Italia, 1861, quindi (u)nità d’Italia: percentuale di analfabetismo circa l’80%:
ANNO PERCENTUALE DI ANALFABETI
1861 74,7
1880 47,5
1900 48,5
1920 35,2
1941 13,8
1950 12,9
1960 8,3
1970 5,2
1980 3,1
1990 2,9
…non furono certo gli Italiani a decidere per le proprie sorti con una scolarizzazione così bassa.
Ma non illudiamoci. Lo specchietto sopra riportato parla dell’Italia intera, se non vi fate tremare le gambe ecco la situazione di analfabetizzazione alcune regioni al 2005 stilato dall’UNLA:
Calabria 13,2%
Molise 12,2%
Sicilia 11,3%
Puglia 10,8%
Abruzzo 9,8%
Campania 9,3%
Sardegna 9,1%
Umbria 8,4%.
Come sempre coi numeri non ci si azzecca!
Il Maestro Manzi alfabetizzò l’Italia con il suo programma quotidiano: Non è mai troppo tardi. Ma quale Italia? Quella già provvista di televisore, quindi non tutta. Quando? Tra il 1960 ed 1968.
Io nel 1968 avevo dieci anni, avevo un grembiulino nero con un fiocchetto blu per recarmi a scuola e mentre la mamma ripuliva la cucina dopo il pranzo io facevo i compiti in sua compagnia; un cinguettio che ancora ascolto ma in orari differenti verso le 14 e 30 dava l’inizio al Gazzettino Padano, i quaderni profumavano di carta, le matite di legno: ovvietà si può pensare, come il profumo del pesce nel venerdi di magro, ma a ben pensarci io di tutti questi “sentire” non ne sento più parlare.
Questa era l’Italia del Cuomo pischello, voglioso solo di dare qualche pedalata alla sua Bianchi azzurrina in una giornata ottombrina come questa sempre e comunque dopo aver esercitato la mente con i compiti pomeridiani: di scuola in fondo si sta parlando.
Si era detto che volevo essere galante…quindi avanti la signora. Signora, mia coetanea, che io conobbi intorno ai trentanni, moglie di una persona a me vicina per motivi professionali, affetta da profondi quanto debilitanti attacchi di depressione; natia della dotta città italiana ma subito contesa da una precoce separazione familiare fu spesso impacchettata e spedita da Bologna alla Trinacria dapprima su carrozze ferroviare, poi con il vestito buono della festa accompagnata dalla hostess di verde vestita della compagnia di volo nazionale: la tratta sempre quella: Bologna-Trinacria.
Dopo tanta frequentazione siciliana sposò un siciliano che sfortuna volle dovette valicare il Rubicone per trovare occupazione lavorativa “sbarcando” nell’operosa provincia orobica.
La signora divenne immediatamente amica dei pochi (?) massoni della città ma quello che divenne il suo sostenitore quotidiano fu il Prozac…
…continua
Scritto da guyciman alle 14:11, in I cinque sensi
8 Commenti »