La mia “non” sentenza su via Poma

Per la criminologia sono necessarie 24 ore per il raggiungimento di un giusto ed equo parere su un delitto.
A seguire arrivano inquinamenti logistici, nonchè dichiarazioni talvolta devianti.
Il delitto di Cogne ne è un esempio ecclatante.
[secondo cappello, ma doveroso]
Il portinaio.
Mai conosciuto un portinaio?
Io sì. E’ spesso un uomo laborioso e frettoloso, nel senso che le sue mansioni di pulizia debbono essere eseguite in modo costante e con meticolosità, ma senza dimenticare la sua attività di supervisore sul chi và ed il chi viene; altrettanto spesso è accompagnato da una moglie per la quale l’Accademia della Crusca sta ancora cercando l’accrescitivo di impicciona. L’esiguo stipendio contrattuale consente loro di avere una modesta abitazione all’interno dello stabile dove i portinai svolgono la loro mansione. Ma è evidente che ci sia una macchiavellica interpretazione di questo benefit: anche di notte il portinaio sorveglia, vigila e riferisce. Spesso riferisce solo per la proverbiale voglia del pettegolezzo. Il portinaio legge giornali di poco spessore culturale, il gossip è la sua arte e nell’evidenza bisogna avere anche informazioni non solo di condominio.
Pietro Venacore si è suicidato. Era il portiere di via Poma, dell’efferato delitto della giovane Cesaroni, Simonetta per inciso, perchè chiedendo a Google solo il cognome compaiono solo notizie della telenovelas italiana.
Per quanto detto sopra un portinaio cosa dovrebbe fare? Se non fosse portinaio ed eventualmente dovesse scoprire un cadavere in quanto cittadino dovrebbe chiamare le forze dell’ordine, ma pirendianalmente calandosi nel suo ruolo chiama tre persone:
L’importanza delle chiavi (dell’appartamento di via Poma, ndr) è enfatizzata dalla tragedia che ha colpito la famiglia Vanacore in questi giorni. La circostanza che le chiavi siano state sequestrate nella portineria e che non siano state trovate tracce di dna di Vanacore sugli abiti di Simonetta Cesaroni e sulla porta di ingresso dimostra che il portiere ha scoperto il corpo prima della sorella di Simonetta e che invece di chiamare la polizia, pensando che vi fosse stato un incontro clandestino tra Simonetta e il presidente degli ostelli della gioventù Francesco Caracciolo o il direttore Corrado Carboni o il capo della ragazza il commercialista Salvatore Volponi, ha telefonato ai tre dimenticando l’agendina rossa Lavazza sul tavolino dell’ufficio, restituita dall’ispettore Brezzi a Claudio Cesaroni un mese dopo circa. Fonte
Il 6 maggio del 2009 parte un forum assai inquietante, un certo Nino pare essere a conoscenza di “ogni angolo” della questione. Leggerlo è inquietatante, così come venir chiamati dal p.m. Ilaria Colò ( al punto- “Seconda archiviazione…)dopo vent’anni.


















