Stazione Paradiso

19 marzo 2010

Elisa Claps: una morte omertosa ed oscura

Questo è un fattaccio.

A mezzogiorno circa di domenica 12 settembre 1993 scompariva misteriosamente in pieno centro a Potenza la 16enne Elisa Claps. Aveva detto alla sua amica Eliana di doversi allontanare pochi minuti per incontrare Danilo Restivo, un ragazzo poco più grande di lei che le aveva telefonato la sera prima per chiederle un appuntamento.
continua

L’omertà è di per sè un atteggiamento malavitoso, in questo caso in mezzo c’è lo Stato con suo funzionario altolocato: un p.m. :

ma perché è la magistratura di Salerno che indaga su un delitto compiuto in Basilicata? Per rispondere alla domanda occorre affondare le mani nella matassa di bugie e contraddizioni che per molto, troppo tempo ha avvolto il caso Claps. L’inchiesta è condotta dalla procura campana perchè il pm potentino che si occupava del caso, Felicia Genovese, era stato accusato da un pentito di avere fatto di tutto per «coprire» le responsabilità del principale indiziato per la scomparsa di Elisa, Danilo Restivo. Perché? Secondo il collaboratore di giustizia, il padre di Danilo, personaggio influente nel capoluogo lucano, aveva pagato il marito del pm, Michele Cannizzaro, re della sanità lucana, affinché si desse da fare per fare sparire il corpo. L’indagine fu archiviata, le dichiarazioni del pentito si rivelarono una bufala. Ma nel frattempo gli atti erano finiti a Salerno e lì sono rimasti come prevede la legge. E in fondo è stato un bene perché l’inchiesta ripartì: Restivo, già condannato per dichiarazioni false davanti al pm nel caso Claps, venne indagato per omicidio, occultamento di cadavere e violenza sessuale. [Fonte]

Vorrei chiudere ma per diritto di cronaca c’è chi dice il contrario di tutto:

Nel 1999 un “piccolo” pentito della malavita locale, Gennaro Cappiello, classe 1971, uno che era stato arrestato per un’estorsione alla Prénatal, decide di pentirsi, e dice agli inquirenti tutto quello che sa. E colpisce al cuore Michele Cannizzaro, marito del Pm Felicia Genovese (la quale dava fastidio a troppe persone, Cappiello incluso, con le sue inchieste). Cosa dice di Cannizzaro il Cappiello? Dice che Cannizzaro sarebbe pesantemente coinvolto nella scomparsa di Elisa Claps. Ma Cappiello non ha le idee chiare. Dice che il padre di Restivo, Maurizio Restivo, avrebbe dato un assegno di 100 milioni di lire a Cannizzaro affinché lo aiutasse a far scomparire il corpo di Elisa Claps (poi sostiene di non essere sicuro che sia stato pagato con un assegno). C’è solo un piccolo particolare: Michele Cannizzaro non ha mai conosciuto in vita sua Maurizio Restivo. Ma, soprattutto, Michele Cannizzaro è molto ricco, perché è leader della sanità privata, e quindi non ha certo bisogno di soldi. Possiamo credere che uno dei medici più stimati e conosciuti di Potenza accetti un assegno di 100 milioni per far scomparire un corpo assassinato? Perché Cappiello mette in mezzo Cannizzaro? Ovviamente perché è il marito della Genovese, ma soprattutto perché è di origini calabresi (di Laganadi, in provincia di Reggio Calabria), e per qualcuno basta questo per considerarlo un personaggio legato alle ‘ndrine calabresi. Si tenga poi conto che Cannizzaro è stato il medico di famiglia di Cappiello, e quindi lo ha visto crescere. [Fonte]

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18 marzo 2010

Sydney Harbour Bridge: l’orgoglio che non c’è più

Sydney Harbour Bridge.

Ricevo e con tanto piacere espando:

Iniziamo con alcune note storiche sul Sydney Harbour Bridge. Questo Ponte è il più ben conosciuto, fotografato e punto di riferimento non solo di Sydney, ma di tutta l’Australia. È il più largo del mondo (ma non il più lungo) e raggiunge, nell’arco massimo, 134 metri sul livello del mare. In ogni caso un capolavoro dell’ingegneria.
Già nel 1815 fu prospettata la necessità della costruzione di un ponte che congiungesse le due sponde nord-sud. Per la scarsezza delle attrezzature tecniche di allora, il progetto fu accantonato sino a dopo la fine della Prima Guerra Mondiale quando finalmente, nel 1922 venne studiato e approvato un piano di fattibilità. Il Sydney Harbour Bridge venne iniziato nel 1924 impegnando 1.400 uomini, 16 dei quali persero la vita nel corso della costruzione.
Alcuni dati tecnici: furono utilizzati 53.000 tonnellate d’acciaio e il progetto prevedeva otto corsie, una delle quali, oggi, è utilizzata da treni che lo percorrono numerosi ogni giorno.
Ora un dato che lega quanto sin qui scritto a quanto andremo a illustrare: 800 famiglie che vivevano nei pressi del costruendo bridge vennero allontanate dalle loro case senza un giusto riconoscimento in denaro.
Una premessa storica: l’organizzazione fascista australiana aveva il nome di “New Guard” ed era in contatto con sir Mosley, capo del fascismo inglese. Il Senatore australiano Collings parlando agli operai di Porto Piric dichiarò che esisteva una seria possibilità di una lotta tra fascisti e avversari. Dal lavoro di Andrew Moore, “The New Guard and the Labour Movement, 1931-35”: .
Tutto ciò premesso, rivolgiamo la nostra attenzione a De Groot, Francis Edward (Frank) (1888-1969), membro del New Guard. De Groot nacque a Dublino. Dopo un non troppo felice corso scolastico Frank si orientò verso la marina mercantile, e nel 1910 emigrò in Australia.
Tornato in Irlanda si arruolò nel 5th Dragoon Guards prendendo parte al Primo conflitto mondiale nel fronte occidentale.
Al termine della guerra si sposò con Mary Elizabeth Byrne ed insieme partirono per Sydney a maggio del 1920. Qui giunto, dopo pochi anni iniziò una intensa attività politica ispirandosi, soprattutto alle tesi di sir Oswald Mosley.
Ed ora veniamo al fatto prendendo spunto da un articolo pubblicato su “The Federation Press” dal titolo: “Francis De Groot: Irish Fascist Australian Legend”: .
Invece di questi, chi si approssima?
Ripetiamo, siamo al 19 marzo 1932, una data fatidica per Sydney e per l’Australia tutta. All’imboccatura del Ponte, in attesa del fatidico taglio del nastro, sono presenti varie autorità, fra queste anche il progettista del Sydney Harbour Bridge J.J.C. Bradfield, alti ufficiali in uniforme di gala, il Principe Frederik e la Principessa Mary di Danimarca e cento e cento prestigious gentlemen. In testa a tutti si ergeva, probabilmente con il cilindro in testa e le forbici in mano per il taglio del nastro, il Premier J.T. Lang. Ma ora trascriviamo quanto ha riportato l’”Australian Dictionary of Biographi-On Line Edition”: . Da ciò si desume che l’impegno di Campbell di vietare l’inaugurazione del Sydney Harbour Bridge al Premier Lang è stato mantenuto. Infatti chi per primo tagliò il nastro fu il fascista De Groot.
Così Francis De Groot è entrato nella storia. A dispetto di coloro che ne vogliono ignorare il ricordo, Andrew Moore ha scritto un libro titolato “Francis De Groot: Irish Fascist Australian Legend”. Ma la vita leggendaria di Frank De Groot presenta altri risvolti interessanti. Durante la Seconda Guerra Mondiale è assistente del Generale Gordon Bonnett. Ma nel corso della sua attività militare il suo passato di ‘fascista’ divenne oggetto di controversia sino al punto di essere sottoposto ad inchiesta nella Corte di Sydney.
Francis De Groot fu posto in congedo a gennaio 1944. Ritornò con la moglie a Dublino nel 1950 dove morì il 1 aprile 1969. Prima di morire chiese che la sua sciabola tornasse in Australia, ed ora è in possesso di privati a Sydney.
Abbiamo citato la vita di Francis De Groot per evidenziare come le idee del Fascismo si stavano espandendo in tutto il mondo. Queste idee trovarono terreno fecondo soprattutto in Gran Bretagna grazie a sir Mosley, come abbiamo ricordato poco sopra. Ma per meglio comprendere quanto stava per accadere negli anni immediatamente successivi, vogliamo riportare una intervista concessa da Lloyd George a Plymouth. Il vecchio leader interpretò il successo che quelle nuove idee stavano ottenendo in Gran Bretagna come . Lloyd George aggiunse: . Queste dichiarazioni vanno considerate di notevole importanza in quanto è nota la sensibilità politica dello statista gallese. Questi nel 1934 disse: . A queste parole di Lloyd George fece seguito quanto scrisse il “New York Evening Tribune” nel 1925: . Ma queste meraviglie non erano viste ed accettate da certi ambienti i quali ne ordinarono l’abbattimento, cosa che venne preparata e messa in opera pochi anni dopo, nonostante l’appassionata opera dei vari Campbell, dei sir Mosley, dei De Groot e di tante altre organizzazioni che si stavano creando in ogni parte del mondo.
Un’ultima citazione, anche questa di Lloyd George. .
Sicché, come hanno evidenziato valenti studiosi, uomini di cultura, Pontefici, scienziati, l’Italia che stava presentandosi al mondo come portatrice, ancora una volta, portatrice di un nuovo Rinascimento, il Rinascimento del Lavoro, oggi, l’Italia, la piccola Italia, fa ridere il mondo.

Filippo chiude il pezzo con un: ” Io non ci sto!”
Io aggiungo che mi vergogno del nuovo che avanza senza alcun rispetto per il passato.

Un sentito ringraziamento a Filippo Giannini

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17 marzo 2010

Di Pietro, l’ex marito, l’ex pm, l’ex povero

Di Pietro con i sentimenti ha fatto qualche pasticcio [se non si legge il link è come vedere un torta che perde il suo turgore!] , io dovrei stare zitto, ma continuo ad essere me stesso.

Di Pietro per comprare una vettura ha fatto quello che un Pubblico Magistrato non dovrebbe fare. Incredibile anche per un pescivendolo!

Di Pietro non è più povero per chiedere prestiti:
tra i leader di partito, dopo Berlusconi, il ‘paperone’ è Antonio Di Pietro . Il leader dell’Idv con i suoi 193.211 euro è al secondo posto pur avendo perso rispetto all’anno precedente circa 25 mila euro. Fonte

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16 marzo 2010

He Pingping guarda dall’alto Bao Xishun

La mano aperta di un uomo mediamente raggiunge i venticinque centimetri, Pingping ne misurava tre: 74,61 era la sua altezza.
Il business lo aveva portato a Roma per lo show dei record; He, era stato inserito nel Guinness World Records ma il suo piccolo cuore non ha retto.

Bao Xishun è l’uomo più alto del mondo: svetta a 236 centimentri.
Sciolgo l’enigma del titolo: He e Bao nascono entrambi nella Mongolia Interna, ora il piccolo uomo guarda da molto in alto il suo alter ego.

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15 marzo 2010

Il voto è mio e me lo gestisco io

Tra una scaloppa di foie gras ed un comizio elettorale preferisco la prima opzione: l’oca.
Non ci sono molte chance: la bisteccona di fegato grasso dell’oca posso trovarla in qualche ristorante, il comizio elettorale no.
Dalla Francia, ecco i miei retaggi culturali… , partono i pensieri. Ca sans dire!
Già, perchè dalla primavera parigina partirono tutti i conflitti sociali del’ 69 , mentre ai giorni nostri il cambio di stagione parigino porta con sè oltre al gossip un devastante rifiuto ai seggi elettorali.

Io mi asterrò dal voto, come purtroppo spesso accade.
Non ho notizie sui programmi di governo regionali, vuoi per i boicottaggi televisivi dati dalla par condicio [!?!], vuoi dai panini, e dai presunti brogli.

Le femministe congiungevano i due pollici ed i due indici per rappresentare la loro libertà sessuale negli anni seguenti il maggio parigino; io, oggi, da maschietto “erigo” i mio dito medio.

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12 marzo 2010

La mia “non” sentenza su via Poma

Per la criminologia sono necessarie 24 ore per il raggiungimento di un giusto ed equo parere su un delitto.
A seguire arrivano inquinamenti logistici, nonchè dichiarazioni talvolta devianti.
Il delitto di Cogne ne è un esempio ecclatante.

[secondo cappello, ma doveroso]

Il portinaio.
Mai conosciuto un portinaio?
Io sì. E’ spesso un uomo laborioso e frettoloso, nel senso che le sue mansioni di pulizia debbono essere eseguite in modo costante e con meticolosità, ma senza dimenticare la sua attività di supervisore sul chi và ed il chi viene; altrettanto spesso è accompagnato da una moglie per la quale l’Accademia della Crusca sta ancora cercando l’accrescitivo di impicciona. L’esiguo stipendio contrattuale consente loro di avere una modesta abitazione all’interno dello stabile dove i portinai svolgono la loro mansione. Ma è evidente che ci sia una macchiavellica interpretazione di questo benefit: anche di notte il portinaio sorveglia, vigila e riferisce. Spesso riferisce solo per la proverbiale voglia del pettegolezzo. Il portinaio legge giornali di poco spessore culturale, il gossip è la sua arte e nell’evidenza bisogna avere anche informazioni non solo di condominio.

Pietro Venacore si è suicidato. Era il portiere di via Poma, dell’efferato delitto della giovane Cesaroni, Simonetta per inciso, perchè chiedendo a Google solo il cognome compaiono solo notizie della telenovelas italiana.
Per quanto detto sopra un portinaio cosa dovrebbe fare? Se non fosse portinaio ed eventualmente dovesse scoprire un cadavere in quanto cittadino dovrebbe chiamare le forze dell’ordine, ma pirendianalmente calandosi nel suo ruolo chiama tre persone:

L’importanza delle chiavi (dell’appartamento di via Poma, ndr) è enfatizzata dalla tragedia che ha colpito la famiglia Vanacore in questi giorni. La circostanza che le chiavi siano state sequestrate nella portineria e che non siano state trovate tracce di dna di Vanacore sugli abiti di Simonetta Cesaroni e sulla porta di ingresso dimostra che il portiere ha scoperto il corpo prima della sorella di Simonetta e che invece di chiamare la polizia, pensando che vi fosse stato un incontro clandestino tra Simonetta e il presidente degli ostelli della gioventù Francesco Caracciolo o il direttore Corrado Carboni o il capo della ragazza il commercialista Salvatore Volponi, ha telefonato ai tre dimenticando l’agendina rossa Lavazza sul tavolino dell’ufficio, restituita dall’ispettore Brezzi a Claudio Cesaroni un mese dopo circa. Fonte

Il 6 maggio del 2009 parte un forum assai inquietante, un certo Nino pare essere a conoscenza di “ogni angolo” della questione. Leggerlo è inquietatante, così come venir chiamati dal p.m. Ilaria Colò ( al punto- “Seconda archiviazione…)dopo vent’anni.

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10 marzo 2010

Bergamo e la simbiosi tra cinema e cibo

La Guida Verde della Michelin attesta due stelle alla città di Bergamo: nella legenda significa che merita una deviazione.

Dopo la segnalazione di ieri, molto più modesta, è con estremo orgoglio che segnalo Fuorimenù: la cucina italiana protagonista nel cinema e nei ristoranti. Certo di una sicura enfasi, della quasi trentennale edizione del BergamoFilmMeeting, come non salutare con un applauso il risveglio di una città sonnecchiante.

Qualche spunto, spinto dalla curiosità:
Attila il flagello di Dio, proposto dalla trattoria Grisù in quel di Treviglio;
Pane,amore e fantasia in Sant’Omobono Imagna ed un Americano a Roma della famiglia Frosio.

Cosa proporanno Daniela e Nicola nella rielaborazione culinaria dell’ Albero degli zoccoli ?

I ristoranti che hanno partecipato a questa manifestazione sono 40. Michelin volendo, aggiungerei una stellina per la deviazione in terra bergamasca.

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9 marzo 2010

Almè: serate da non perdere

Almè è un paesotto vincolato da due arterie stradali: come spesso capita la prima è la strada vecchia, la seconda è una tangenziale sul lato opposto. In mezzo c’è un personaggio famoso di origini limitrofe che ha molto investito nel mattone oltre che nel sudore.

Ai lettori lontanti dalla terra orobica poco interesserà ma questa segnalazione è degna di nota:
dopo la visione dei films si mangia!

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8 marzo 2010

Il fratellino continua il suo percorso

Binario Arte continua nel suo viaggio

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Dedicato alle bimbe che non diventeranno mai donne

Detesto la festa delle donne.
Ogni giorno della nostra vita deve essere dedicato alla donna. La madre simbolo stesso della nostra vita, le amiche, le fantastiche giornate passate con le prime donne della vita, le donne che sono ancora appiccicate alla pelle, le donne sono il giusto coesistere nella nostra esistenza.

Spero che questa sera nessuna donna si organizzi per una serata diversa dove il lasciarsi andare per un evento con lo stupido di turno con mutanda ghepardata imponga al vivere quotidiano bassezze di tale sconforto.
Spero anche che la bufala della fabbrica statunitense una volta per tutte sia smitizzata.

Auspico un mondo civile dove gli esseri viventi abbiano gli stessi diritti, siano essi maschi o femmine.
Pare non sia così:
…uccise, abortite, abbandonate o schiavizzate: milioni di donne sono ‘missing’, 100 milioni secondo un calcolo effettuato nel 1990 da un’economista indiana, Amartya Sen…
Centomilioni è una cifra di omicidi degna di un genocidio culturalmente passato per ovvio e doveroso. Tutto il pezzo dell’Economist è qui

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